Di zoccole e balene
Posted: 25/03/2011 Filed under: Società/Society | Tags: Berlusconi, canoni estetici, conformismo, donne, Italia, Nicole Minetti, Noemi Letizia, pancia, Ruby Rubacuori, uomini 3 Comments »Dopo mesi di assenza speravo mi venisse un’idea per un ritorno in grande stile. E invece quello che mi ha spinta a riprendere a scrivere è stato un episodio ordinario, privato, da poco. Eppure per me è importante raccontarlo, vi dovrete (mi dovrò) accontentare di questo.
Ieri sera mi sono trovata a cena con una decina di persone, molte delle quali a me sconosciute. Non mi pare il caso di raccontare i dettagli della situazione, quindi darò le informazioni rilevanti utilizzando concetti generici. Eravamo stati tutti invitati da una comune conoscenza, che si occupa, in un certo senso, di pubbliche relazioni, e che aveva un ospite, un abbastanza illustre esperto di un argomento di attualità, che aveva accettato di raccontarci qualcosa di detto argomento in un clima amichevole e conviviale.
A fianco a me avevo uno sconosciuto, più vicino ai 30 che ai 20, forse anche già oltre i 30, laureato, con un lavoro. Uno con degli interessi, che si era preso la briga di venire a questa cena un po’ sui generis, e che aveva subito rotto il ghiaccio con me e altri.
Inevitabilmente l’ondivaga conversazione dei commensali giunge a lambire Berlusconi, Ruby, eccetera eccetera. In particolare il nostro sconosciuto osserva che Ruby Rubacuori non è una bella ragazza, è un po’ rotonda, non si capisce cosa ci abbia trovato Berlusconi.
Anche a me Ruby non sembra particolarmente bella, e questo è vero di tante (forse tutte) fra le donzelle che hanno gravitato attorno al nano. La mia teoria è questa (e non è una teoria originale): queste donne non sono lì per quello che pensano, ma neanche perché sono decorative; sono donne strumentali, strumentali in tanti sensi (strumenti per il sesso, per la propaganda, per svecchiare le liste elettorali, ecc.). La loro, più che “bellezza”, è un affidabile segnale di conformità a canoni estetici banali, che non esaltano i loro tratti caratteristici, ma giungono a farle assomigliare l’una all’altra, a renderle interscambiabili. Avere strumenti interscambiabili è un vantaggio.
Il fatto è che per enunciare questa teoria ci vuole un bel po’, anche qui non è che l’ho spiegata bene, ci vuole tempo. Non è un’idea economica, non si poteva usare ieri sera, durante una conversazione che non faceva che spezzarsi in rivoli e rivoletti. E così ieri sera ho pensato che per introdurre la mia idea in breve tempo potevo limitarmi a dire:
“Beh, ma tanto non importa se è bella o brutta. Secondo me il punto per Berlusconi è che l’importante è che respiri. Se fosse davvero bella, se avesse carattere, se si facesse ammirare, gli ruberebbe la scena”.
Certo, “l’importante è che respiri” è un po’ fuorviante, perché sottolinea solo l’aspetto dello scambio sessuale, e magari evoca abbondanti prostitute di mezza età che, a quanto ne so, ad Arcore non si sono ancora viste. Io avrei voluto andare avanti, approfittando della recente scomparsa di Elizabeth Taylor, e volevo dire al mio commensale: pensa alla Taylor da giovane, che era troppo bella, troppo carismatica, una così non sarebbe mai finita ad Arcore. Ma lui non me ne ha dato il tempo, perché il punto, per lui, era un altro.
Ma come – mi dice – Noemi Letizia e Nicole Minetti sono belle ragazze. E’ Ruby che è brutta, ha la pancia, è una balena.
Io osservo cortesemente che grazie allo stravolgimento operato dalla chirurgia plastica sul suo giovane viso Noemi Letizia è ridotta a un’inespressiva maschera di plastica. Il mio commensale sembra non aver notato.
Sulla questione della pancia di Ruby taccio. E penso. Penso che a me aveva dato un certa soddisfazione notare che in mezzo a una selva di taglie 38 o 40 c’era anche questa qui, una 42, direi, non affusolata, con delle cosce cosce, con un giro vita che un vestito anni ’50 non esalterebbe. Non sto dicendo che sia bella o più bella di qualcun altro (senza chili di trucco trovo che abbia un bel viso, ma non è questo il punto). Sto dicendo che, con un po’ di ironia, ho apprezzato l’estensione del patrimonio faunistico di Arcore (non tanto alle Marocchine/Egiziane, ma alle taglie 42). Un tocco di anticonformismo.
Ed è proprio questo che il mio commensale non riusciva ad apprezzare. Anzi, proprio non capiva. Ruby, con la pancetta, una balena. Detto così, con candore, a me, nella mia taglia 42.
Avete presente quando si dice che Berlusconi è il sintomo e non il malanno? O che è la punta dell’iceberg e che in Italia siamo tutti Berlusconi?
Di solito chi lo dice ha in mente la corruzione, la mafia, il nepotismo.
Io ho in mente anche la pancetta. E quel candore offensivo, ignorante, illiberale. Non lo sopporto più.
Questione d’intensità
Posted: 08/04/2009 Filed under: Privato/Private | Tags: caldo, intensità, intermittenze, problemi, soluzioni, uomini Leave a comment »

Abstraktes Bild - Gerard Richter (1988)
Concedetemi di elencare qualche impressione. La giornata mi pesa e la pagina mi accoglie.
Intermittenze, e caldo.
L’attesa della partenza – a ottobre fanno dieci anni qui – pagine da scrivere.
Le case di questa piazza sembrano fatte apposta per specchiarsi sui vetri della finestra enorme della biblioteca aperta: il loro colore giallino, il cielo padano che oggi è straordinariamente azzurro, è tutto molto semplice.
Gli studenti fuori in mezze maniche
e tu, lontano, e hai paura (e ho paura)
e tu, qui
e tu che non ci sei più, credo.
Poliandria.
Quasi mi metterei a ballare,
ma desidero con la stessa intensità gettare via questo computer dalla finestra
(realizzare il modo di dire per vedere l’effetto che fa).
Non è la mia soluzione.
Non è detto che sia un problema.
Perle d’insicurezza
Posted: 31/03/2009 Filed under: Società/Society | Tags: insicurezza, maleducazione, ospedale, perle, provincialismo, uomini Leave a comment »La mia famiglia abita in un piccolo capoluogo del centro Italia. In questi giorni mio nonno è ricoverato nell’ospedale cittadino: non dobbiamo preoccuparci troppo, ci dicono, considerata la sua età se la cava bene. Speriamo che sia vero. Il nonno, che ha 87 anni, divide la stanza con un altro signore suo coetaneo, le cui condizioni, purtroppo, sono gravi. Attorno al compagno di stanza del nonno si avvicendano tre Marie con doppio giro di (grandi) perle autentico e altri must have della medio-borghesia di provincia: due figlie attorno ai sessanta e la moglie, ultraottantenne anche lei. Una delle tre Marie ora gestisce l’attività di famiglia (messa in piedi dall’anziano signore in fin di vita), un negozio da cui si serve anche mia madre. Quando lei e mia madre si sono incontrate nella stanza si sono salutate cordialmente e si sono scambiate informazioni di cortesia sullo stato di salute dei reciproci padri. 
Lo scorso fine settimana sono tornata a casa dei miei e ho fatto visita al nonno un paio di volte al giorno. Ho incontrato anche io le tre Marie, una delle quali è la madre di un ragazzo che conosco di vista dai tempi del liceo, e che ora lavora anche lui nel negozio di famiglia. Se mi capita di passare dal loro negozio e di incontrarlo scambiamo qualche parola: è successo anche recentemente. Domenica mattina quando sono arrivata in ospedale la porta della stanza del nonno era chiusa: stavano medicando il suo compagno di stanza, noi parenti dovevamo restare in corridoio. E in corridoio assieme a me e ai miei c’erano le tre Marie, più il ragazzo che conosco, con la sua fidanzata (mancava il giro di perle, ma la maxi-borsa Chanel compensava perfettamente). Quando l’ho incontrato con gli occhi l’ho salutato. Lui per tutta risposta ha abbassato gli occhi al pavimento. A quel punto ho rimpianto che gli uomini benestanti di una piccola cittadina di provincia non usino portare giri di perle o altri segni che caratterizzerebbero infallibilmente la loro condizione socio-economica.Un buon pullover, buone scarpe, una giacca costosa non bastano. Un prezioso orologio al polso non si nota subito. Da un’auto di lusso prima o poi bisogna scendere. Scommetto che si sentirebbero più protetti, sicuri, dietro un oggetto che affermasse la loro posizione senza possibilità di fraintendimento. E non avrebbero bisogno di pagare la propria aristocratica distanza al prezzo della maleducazione.
Intendiamoci: io vado pazza per tubino nero e perle, Madame Coco docet.

