La mia casa e i post che non ho scritto
Posted: 18/05/2009 Filed under: Privato/Private | Tags: Agrado, Almodovar, casa, decisioni, famiglia, ideali, Oxford, sogni, Todo sobre mi madre, università 3 Comments »E’ da un paio di settimane che non scrivo nulla. Un po’ me l’aspettavo: sono venuta a Oxford per il rush finale della scrittura della mia tesi e anche per seguire diversi corsi, quindi di tempo per il blog ne ho ben poco. Eppure ogni tanto sono stata tentata dallo scrivere un post. Argomenti curiosi ce ne sono parecchi: la vita nei college, a cominciare dalle toghe che qui si portano obbligatoriamente per cenare alla mensa e per sostenere gli esami. Oppure la sensazione che qui ci sia il mondo racchiuso in una cittadina: studenti delle nazionalità più disparate, conferenze quotidiane su tutti i campi dello scibile con esperti della materia. Lo strano miscuglio fra rispetto per le regole e amore per la comodità: in biblioteca non ci si azzarda a bere un sorso d’acqua, seguendo scrupolosamente il divieto, ma poi ci si toglie le scarpe, o ci si siede a gambe incrociare sugli ampi sedili di legno (anche, o soprattutto, se si è una ragazza e se si portano degli shorts) per mettersi più a proprio agio. O ancora, nelle piccole biblioteche dei college, che restano aperte tutta la notte, c’è chi va a studiare la mattina presto ancora in pigiama. Potrei andare avanti a lungo. Ho passato diversi mesi qui l’anno scorso e ho raccolto parecchie curiosità.
Però non mi interessa scrivere di queste cose. Gli argomenti che ho elencato sono quelli dei post che alla fine ho deciso di non scrivere. Il motivo principale per cui non voglio è che quest’anno mi sono proposta di tornare a Oxford per sentirmi a casa. Per spiegarvi che cosa intendo ho bisogno di una piccola digressione.

La casa dove ci si sente a casa è anzitutto la casa della propria famiglia. Io con i miei genitori ho un rapporto di questo genere: tanto è grande il legame affettivo che ci stringe, tanto è impossibile trattenere i moti più disparati del nostro animo quando siamo assieme, anche a rischio di creare gravi attriti fra noi. Penso sia una sensazione abbastanza comune, no? La famiglia come il luogo dove non si può fare a meno di essere sè stessi, dove, anche se ci trinceriamo nel silenzio, sappiamo che continuiamo ad avere di fronte le persone che ci conoscono e che, per questo, costantemente ci smascherano e ci riportano di fronte a noi stessi. Quindi, almeno per me, la famiglia non è il posto giusto dove rifugiarmi per fuggire ai pensieri che non voglio pensare, per evitare di prendere le decisioni che non voglio prendere. La famiglia, però, nel mio caso, è anche il luogo del passato. La casa dei miei sta in una città che ho abbandonato da quasi dieci anni, più di un terzo della mia vita. E quando mi ritrovo in questa città, magari con la testa piena di pensieri che non voglio pensare, ci sono degli angolini in cui nascondermi, magari per pochi minuti, delle spiaggette in cui insabbiare la testa. Le persone e i posti che non vedo da tanto. La libreria di casa dei miei che se io non la rimetto a posto ogni anno rischia l’implosione. Le scarpe che così carine e a buon prezzo si trovano solo in quel negozio lì. Quindi la casa di famiglia mi mette di fronte a me stessa, ma anche al mio passato. E quest’ultimo fatto basta ad assorbirmi e mi permette di continuare a rimandare pensieri e decisioni difficili.
Oxford è la casa di quella che vorrei essere. Che non vuole assolutamente dire che vorrei starmene per forza qui in futuro. Invece vuole dire che è il posto dove ho bisogno di stare adesso per potermi portare in quel posto in cui “una è più autentica quanto più assomiglia all’idea che ha sognato di sè stessa”, come dice Agrado in “Todo sobre mi madre” di Pedro Almodovar, una battuta che non ho mai dimenticato. E questo cosa c’entra con il fatto che non ho avuto voglia di scrivere post pittoreschi? C’entra perchè non sono venuta qui per fare del turismo intellettuale. I post pittoreschi stanno a Oxford come immergersi nei ricordi del passato sta al ritorno alla casa avita.
Ecco, questa volta non ho altro da offrirvi se non questa predica che faccio a me stessa. Ma ho anche una domanda: quali sono le case dove abita l’idea che avete sognato di voi stessi? Vi va di raccontarmele?
A presto, spero.
Porto di sola entrata
Posted: 03/02/2009 Filed under: Uncategorized | Tags: famiglia, scrivania, usi Leave a comment »

containers
La casa dei miei genitori ne è piena. Immagino che in ogni casa ci sia sempre almeno un posto che è evidentemente destinato a un certo uso e che però ospita elementi altrettanto evidentemente destinati ad altri usi. Un posto che è uno e più posti.
Non sto parlando di quelle case dove il barattolo della cioccolata lo trovi nell’armadietto del bagno di servizio (mentre magari i medicinali stanno nella dispensa). A casa dei miei genitori, per esempio, c’è la scrivania che sta in salotto. Se si pensa alla tradizionale casa italiana quella scrivania di per sé è un’anomalia, visto che il suo posto sarebbe nello ‘studio’, nella terza stanza dell’appartamento standard. La grande scrivania dei miei genitori è finita in salotto per problemi di spazio: io avrei cambiato scrivania, loro hanno preferito cambiare stanza. Sopra alla scrivania ci sono un computer, una stampante, alcuni portapenne e vuotatasche. La scrivania serve a sedersi al computer, a compilare occasionali moduli a mano e, soprattutto, serve a vuotare le tasche di mio padre quanto torna a casa: telecomando del garage, telecomando del cancello, chiavi di casa, chiavi dell’auto, chiavi dell’ufficio, mentine, telefono e via discorrendo. L’altro giorno, però, di mattina, sulla scrivania c’erano anche delle confezioni di medicinali ancora avvolte nella carta della farmacia. A un certo punto del pomeriggio sono scomparse per essere sostituite da un sacchetto di Calzedonia. Dentro dovevano esserci i nuovi collant di mia madre. Più tardi ancora è stato il turno di un piccolo vassoio di torroncini comprati in pasticceria per essere offerti alla coppia di amici che sarebbe passata a far visita. A fine giornata ho pensato che la scrivania fosse il posto giusto per appoggiare il dvd che l’indomani andava restituito al noleggio. E se mi fossi sbagliata? Potrebbe essere un porto di sola entrata.

