Di zoccole e balene

Dopo mesi di assenza speravo mi venisse un’idea per un ritorno in grande stile. E invece quello che mi ha spinta a riprendere a scrivere è stato un episodio ordinario, privato, da poco. Eppure per me è importante raccontarlo, vi dovrete (mi dovrò) accontentare di questo.

Ieri sera mi sono trovata a cena con una decina di persone, molte delle quali a me sconosciute. Non mi pare il caso di raccontare i dettagli della situazione, quindi darò le informazioni rilevanti utilizzando concetti generici. Eravamo stati tutti invitati da una comune conoscenza, che si occupa, in un certo senso, di pubbliche relazioni, e che aveva un ospite, un abbastanza illustre esperto di un argomento di attualità, che aveva accettato di raccontarci qualcosa di detto argomento in un clima amichevole e conviviale.

A fianco a me avevo uno sconosciuto, più vicino ai 30 che ai 20, forse anche già oltre i 30, laureato, con un lavoro. Uno con degli interessi, che si era preso la briga di venire a questa cena un po’ sui generis, e che aveva subito rotto il ghiaccio con me e altri.

Inevitabilmente l’ondivaga conversazione dei commensali giunge a lambire Berlusconi, Ruby, eccetera eccetera. In particolare il nostro sconosciuto osserva che Ruby Rubacuori non è una bella ragazza, è un po’ rotonda, non si capisce cosa ci abbia trovato Berlusconi.

Anche a me Ruby non sembra particolarmente bella, e questo è vero di tante (forse tutte) fra le donzelle che hanno gravitato attorno al nano. La mia teoria è questa (e non è una teoria originale): queste donne non sono lì per quello che pensano, ma neanche perché sono decorative; sono donne strumentali, strumentali in tanti sensi (strumenti per il sesso, per la propaganda, per svecchiare le liste elettorali, ecc.). La loro, più che “bellezza”, è un affidabile segnale di conformità a canoni estetici banali, che non esaltano i loro tratti caratteristici, ma giungono a farle assomigliare l’una all’altra, a renderle interscambiabili. Avere strumenti interscambiabili è un vantaggio.

Il fatto è che per enunciare questa teoria ci vuole un bel po’, anche qui non è che l’ho spiegata bene, ci vuole tempo. Non è un’idea economica, non si poteva usare ieri sera, durante una conversazione che non faceva che spezzarsi in rivoli e rivoletti. E così ieri sera ho pensato che per introdurre la mia idea in breve tempo potevo limitarmi a dire:

“Beh, ma tanto non importa se è bella o brutta. Secondo me il punto per Berlusconi è che l’importante è che respiri. Se fosse davvero bella, se avesse carattere, se si facesse ammirare, gli ruberebbe la scena”.

Certo, “l’importante è che respiri” è un po’ fuorviante, perché sottolinea solo l’aspetto dello scambio sessuale, e magari evoca abbondanti prostitute di mezza età che, a quanto ne so, ad Arcore non si sono ancora viste. Io avrei voluto andare avanti, approfittando della recente scomparsa di Elizabeth Taylor, e volevo dire al mio commensale: pensa alla Taylor da giovane, che era troppo bella, troppo carismatica, una così non sarebbe mai finita ad Arcore. Ma lui non me ne ha dato il tempo, perché il punto, per lui, era un altro.

Ma come – mi dice – Noemi Letizia e Nicole Minetti sono belle ragazze. E’ Ruby che è brutta, ha la pancia, è una balena.

Io osservo cortesemente che grazie allo stravolgimento operato dalla chirurgia plastica sul suo giovane viso Noemi Letizia è ridotta a un’inespressiva maschera di plastica. Il mio commensale sembra non aver notato.

Sulla questione della pancia di Ruby taccio. E penso. Penso che a me aveva dato un certa soddisfazione notare che in mezzo a una selva di taglie 38 o 40 c’era anche questa qui, una 42, direi, non affusolata, con delle cosce cosce, con un giro vita che un vestito anni ’50 non esalterebbe. Non sto dicendo che sia bella o più bella di qualcun altro (senza chili di trucco trovo che abbia un bel viso, ma non è questo il punto). Sto dicendo che, con un po’ di ironia, ho apprezzato l’estensione del patrimonio faunistico di Arcore (non tanto alle Marocchine/Egiziane, ma alle taglie 42). Un tocco di anticonformismo.

Ed è proprio questo che il mio commensale non riusciva ad apprezzare. Anzi, proprio non capiva. Ruby, con la pancetta, una balena. Detto così, con candore, a me, nella mia taglia 42.

Avete presente quando si dice che Berlusconi è il sintomo e non il malanno? O che è la punta dell’iceberg e che in Italia siamo tutti Berlusconi?

Di solito chi lo dice ha in mente la corruzione, la mafia, il nepotismo.

Io ho in mente anche la pancetta. E quel candore offensivo, ignorante, illiberale. Non lo sopporto più.


Ma il cielo è sempre più blu

Su L’Espresso della scorsa settimana* un articolo di Manuela Pivato m’informa entusiasticamente che è stato Oliviero Toscani a creare la sgargiante campagna pubblicitaria che campeggia sulle pareti del Palazzo Ducale di Venezia. Sì, proprio quella pubblicità di occhiali  che – secondo me - interpreta benissimo le idee di Berlusconi sul senso estetico degli italiani e che potrà essere di guida a molti dei beneficiari della legge sull’aumento della cubatura. Io, visto il banale cielo blu Windows su cui si staglia il profilo della bella donna di turno, pensavo si trattasse di Bill Gates.

Epperò pare che questa pubblicità stia lì, come si dice, per una buona causa. Il restauro di Palazzo Ducale, infatti, viene pagato dallo sponsor (e non dal Comune di Venezia, dalle casse non certo pingui), lo stesso sponsor che ha il permesso di pubblicizzarsi così visibilmente sulle pareti del palazzo. Lo sponsor si è rivolto a Oliviero Toscani, il quale (Toscani stesso, o chi per lui, chiaramente) ha reso omaggio all’estetica di Windows e ha pure corredato la campagna di uno slogan originale: “Il cielo dei sospiri”. Eh sì, perchè due degli enormi e azzurrissimi pannelli sono applicati sulle pareti del palazzo che racchiudono il piccolo arco del Ponte dei Sospiri. O forse “cielo dei Sospiri” perchè i turisti che si accalcano per la fotografia rituale col Ponte sullo sfondo non potranno che levare tristi sospiri (un’educata alternativa alla bestemmia) quando si accorgeranno che il ponte, schiacciato in mezzo ai due enormi pannelli, sui loro schermetti digitali restituisce un’immagine da peep-show. Non esattamente un omaggio ai sospiri levati dai carcerati che una volta si trovavano a passare attraverso il ponte e a dare dalle sue grate l’ultimo sguardo alla loro bella!

Che Toscani abbia voluto giocare di sottigliezza e – soddisfatti i grossolani bisogni pubblicitari dello sponsor – abbia voluto impartire una lezione ai turisti che si affollano sul bacino di San Marco? Una cosa tipo: “Ah sì, tu fotografi? E io ti faccio fare la figura del guardone. Così impari, brutto collezionista di momenti morti, uomo che ha perso la capacità di ammirare con i propri occhi, e che ha bisogno di trasformare tutto in momento degno da ricordare grazie all’obiettivo, dispensatore di aure digitali!”. Il dubbio è lecito. Certo, la presentazione della campagna pubblicitaria cavalca tutt’altri toni: brio, allegria, felicità. Il “cielo dei Sospiri”, insomma, è sempre più blu.

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*L’Espresso n° 13, anno LV, 02/04/09, p. 165.


No, ma proprio no.

Mi ricordo che attorno al 2003/2004 , se la memoria non m’inganna, si moltiplicò attorno a me il numero di persone che, per rifiutare qualcosa con il sorriso sulle labbra in un contesto informale, usavano l’espressione “ma anche no”. In breve tempo l’espressione entrò anche nel mio vocabolario: difficile resisterle, la sentivo di continuo! “Vuoi un altro spritz?” “Ma anche no!”; “Esci stasera?” “Ma…anche no”; “Allora lo dai quell’esame?” “Ma anche no…”.

Ormai mi sono liberata di questa espressione da tempo e fino a oggi non avevo mai cercato quale origine avesse. Nutrivo vaghi sospetti che andavano in un paio di direzioni: poteva essere un’espressione dialettale del nordest trapiantata nell’italiano parlato (vivo nel nordest da quasi dieci anni, ma non conosco alcun dialetto locale), oppure poteva essere un tormentone televisivo. Questa sera l’ho cercata su Google e ho subito scoperto che in effetti se l’è inventata il comico Marcello Macchia, alias Maccio Capatonda, per uno dei finti trailer cinematografici che andavano in onda su Mai dire gol. Un uomo di bassa statura che se ne va tra la folla vestito da Napoleone, il protagonista del film “Ma anche no”, secondo la voce narrante, “avrebbe potuto cambiare il mondo”, “avrebbe potuto risollevare le sorti dell’umana stirpe” e, più concretamente, “avrebbe potuto risanare il debito pubblico”, “avrebbe potuto sconfiggere la criminalità”…”ma anche no”. Vi ricorda qualcuno? Ma anche sì. Anzi sì, certo, è lui.berlusconi_napoleone

 

 

 

Vorrei fare un sequel del finto trailer di Macchia e magari lanciare una nuova moda lessicale ed elettorale. Il titolo? “No, ma proprio no”.


Il senso estetico degli italiani

Lo scorso 15 marzo, a Cernobbio (Como), il Presidente del Consiglio Berlusconi, interrogato in merito al nuovo piano sull’edilizia, si è detto convinto che il piano non darà adito a scempi e imbarbarimenti e ha dichiarato: “Confido nel senso estetico degli italiani”.

E via tutti a postare foto delle obbrobriose muraglie di cemento che opprimono le nostre coste e dominano le nostre colline. Cari italiani, ancora una volta non avete compreso Berlusconi, e il profondo apprezzamento per le italiche virtù da cui erano animate le sue parole. Io sono convinta che Berlusconi abbia in mente questi esempi di buon gusto, di rispetto e insieme di innovazione, e che auspichi siano d’ispirazione alla liberata edilizia nazionale (come questo, del resto):

Venezia - Ponte dei Sospiri

Venezia - Ponte dei Sospiri

Venezia - Bacino di San Marco - Nave da Crociera

Venezia - Bacino di San Marco - Nave da Crociera

Milano - Duomo

Milano - Duomo

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Milano - Piazza Cairoli

Roma - Piazza del Popolo

Roma - Piazza del Popolo



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